Nella lettura continua del Vangelo di Matteo dopo il discorso della montagna, che ci ha presentato l’immagine dell’uomo nuovo, dopo il discorso apostolico, che ha delineato le linee portanti dell’attività missionaria e il discorso parabolico, dove attraverso immagini abbiamo potuto intuire come si svilupperà il regno di Dio fino alla venuta gloriosa del Figlio dell’uomo, possiamo ora leggere il «discorso ecclesiale» (Mt 18): una catechesi mirata alla soluzione dei problemi comunitari emergenti nelle relazioni tra i credenti, incentrata su tre parole-chiave: l’accoglienza, la corresponsabilità e il perdono (Giuseppe De Virgilio).
Con il capitolo 19 inizia poi una nuova sezione narrativa che continua fino al capitolo 23. Gesù conclude la sua missione in Galilea e si dirige verso la Giudea. Diversi brani rispondono alla domanda che si poneva la comunità cristiana: chi è il vero discepolo? È uno che rifiuta compromessi con la coscienza, è coerente, si riveste di un «abito nuovo» mostrandosi degno della chiamata ricevuta, non è geloso della grazia accordata al prossimo, non ricerca onori, porta frutti in ogni circostanza. Egli, in realtà, sta seguendo un Messia che è stato rifiutato. È questo il tema dei capitoli 21-23 (Gastone Boscolo).
È una sequela che rivela tutta la sua serietà e radicalità nell’episodio del giovane ricco, che fin dai primi secoli ha avuto interpretazioni molto diverse (Carlo Broccardo). Il giovane ricco ha avuto paura di seguire Gesù: si trattava di seguire uno che stava rischiando il fallimento. Coloro che nella vita comunitaria del tempo valevano, lo stavano respingendo.
Le tre parabole dette da Gesù all’interno del tempio nell’imminenza della sua passione, vengono indicate da quasi tutti i commentatori come parabole sulla responsabilità del loro rifiuto (Guido Benzi). L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, infatti, segna l’avvio dell’ultimo confronto con le autorità giudaiche prima dei drammatici eventi della passione. In un crescendo di ostilità, sommi sacerdoti, scribi, anziani del popolo e farisei sottopongono Gesù a un pressante interrogatorio.
La polemica, fondata nella vicenda storica di Gesù, diviene un avvertimento ai membri della comunità cristiana a non ricadere nelle colpe che erano state contestate alle guide spirituali giudaiche (Germano Scaglioni). Ma chi è veramente questo Gesù di Nazaret che pretende dai discepoli una sequela così radicale, eppure è così contestato dagli uomini più religiosi del suo popolo? Che cosa pensavano delle sue pretese messianiche gli scribi, la gente che lo acclamava per le vie di Gerusalemme e i primi lettori del Vangelo di Matteo? (Tiziano Lorenzin).
Nell’ultimo contributo Annalisa Guida ci presenta Matteo come narratore. Un racconto diventa piatto se non ci sono avversari. È nel contrasto e nella contestazione che l’eroe biblico ha occasione di dimostrare la sua bontà. L’elemento sconvolgente nel racconto evangelico sta però nel fatto che l’eliminazione fisica non significa la sconfitta dell’eroe come nei racconti «tradizionali», ma la sua vittoria.
Infine, le consuete rubriche integrano la trattazione: la scheda biblica (Serena Noceti), le riletture patristiche al Vangelo secondo Matteo (Cristina Simonelli), un’intervista che affronta la «questione aperta» della laicità (Guido Benzi), la riflessione sul prossimo Sinodo dei vescovi sulla parola di Dio (Michelangelo Priotto), la rassegna di novità editoriali (Claudio Doglio) e la pagina di commento artistico (Natale Maffioli).