L’evangelista Matteo pone all’inizio del suo Vangelo un grande discorso programmatico che è noto come «discorso della montagna»: in tre densi capitoli il redattore ha raccolto molti insegnamenti fondamentali di Gesù e li propone alla comunità cristiana come magna charta della sua nuova esistenza, fondata sulla grazia del Messia. Ai capitoli 5-7 dunque, data la loro importanza, dedichiamo questo intero fascicolo di Parole di vita.
Anzitutto viene proposta una presentazione complessiva del discorso, che – incorniciato da alcune note narrative su Gesù che sale e scende dal monte insieme ai suoi discepoli – pone al centro dell’attenzione il tema della «giustizia», qualificata come superiore a quella degli scribi e farisei e connotata dalla novità stessa di Gesù Cristo. In tre grandi sezioni l’evangelista raccoglie l’insegnamento del Maestro sulla nuova giustizia: anzitutto nei rapporti con il prossimo, poi in rapporto con Dio e infine in rapporto con le cose. A ciascuno di questi tre ambiti viene dedicato un articolo specifico.
Ma il discorso della montagna si apre con lo splendido portale delle beatitudini e questa pagine merita particolare attenzione, al fine soprattutto di evidenziare il tema portante dell’annuncio evangelico come causa che offre l’occasione della beatitudine. Importante è l’opera compiuta da Dio che irrompe con il Figlio Gesù nella storia umana e proprio in forza di questo evento di grazia l’umanità può accogliere la bella notizia della felicità.
Affrontando quindi la prima parte del discorso, incentrato sulla «nuova giustizia nei rapporti con il prossimo» (5,21-48), troviamo le cosiddette antitesi, espressioni in cui Gesù contrappone il proprio «io» autorevole alla tradizionale giurisprudenza degli scribi giudaici. In tal modo egli si presenta come la Sapienza stessa di Dio che è in grado di riportare l’osservanza della legge all’originaria intenzione del legislatore divino. Al centro del discorso (6,1-18) viene invece sviluppato il tema della «nuova giustizia in rapporto con Dio» mediante la presentazione delle tre forme classiche della devozione giudaica: elemosina, preghiera, digiuno. E al centro del centro Matteo pone la preghiera del Padre nostro, che offre un’autentica chiave di lettura dell’intero discorso. La presentazione dettagliata della preghiera del Signore cerca di chiarire il senso delle varie invocazioni, evidenziando in particolare la novità della relazione di Gesù col Padre, che viene trasmessa anche ai suoi discepoli. Infine, la terza sezione del discorso inaugurale, che affronta il tema della «nuova giustizia in rapporto con le cose» (6,19-7,11), offre delle attente precisazioni sulla provvidenza divina, sottolineando la fondamentale dimensione della fiducia del credente.
Seguendo poi il tema teologico del compimento delle Scritture, viene messa a fuoco la questione della giustizia «superiore» che Gesù propone, unificando la varietà di precetti attorno al centro della sua stessa persona. Inoltre, il contributo narratologico dedica l’attenzione al personaggio di Dio Padre, apparentemente assente, ma reso presente in modo significativo dalla parola e dalla persona del Figlio.
Infine le consuete rubriche integrano la trattazione: la scheda biblica offre uno strumento pratico per i gruppi biblici; le riletture patristiche presentano alcuni spunti di commento a Matteo da parte di Origene e Cromazio di Aquileia; come «questione aperta» affrontiamo il tema della pace; mentre chiudono il fascicolo la rubrica sul Sinodo dedicata al primo capitolo dei Lineamenta, la presentazione del seminario promosso dall’Associazione biblica italiana, la rassegna di novità editoriali e la pagina di commento artistico dedicata al san Matteo di Caravaggio.