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EDITORIALE
Giuseppe De Virgilio

Con il presente fascicolo completiamo l’annata 2006 dedicata alla presentazione della lettera di Paolo ai Romani. Gli articoli di questo numero riguardano la sezione parenetica della lettera (Rm 12,1-15,33) e riflettono sui principi e sugli atteggiamenti che devono ispirare la vita dei cristiani, «trasformata» dall’amore di Dio in Cristo.

Apre la rassegna il contributo di Guido Benzi, che introduce la sezione mediante l’analisi della «propositio esortativa» di Rm 12,1-2. L’autore sottolinea l’importanza di questi primi due versetti che racchiudono il motivo dominante dell’intera esortazione paolina. L’Apostolo invita i suoi interlocutori «a trarre le motivazioni del loro agire dalla misericordia di Dio che attraverso il dono di grazia ricevuto in Gesù Cristo, ha dato loro la possibilità di un pieno dono di sé, dei loro corpi e della loro vita concreta, in sacrificio vivente, così come Gesù stesso ha fatto nella sua Pasqua riattualizzata continuamente nel sacrificio eucaristico».

Serafino Parisi affronta la pericope di Rm 12,3-21 nella quale si riassume la dinamica della comunione ecclesiale. L’autore calabrese fa emergere in tutta la sua vivacità la ricchezza delle espressioni e delle immagini ecclesiali utilizzate dall’Apostolo. È la «grazia di Dio» che unisce la comunità cristiana in un «solo corpo», mediante l’esperienza quotidiana della fede e l’esercizio dell’amore operoso. Ciascun credente è chiamato a vivere secondo la grazia ricevuta e a edificare il corpo di Cristo mediante l’amore «sincero» e la capacità di «vincere il male con il bene».

Alessandro Sacchi concentra la sua analisi sul motivo dell’amore vicendevole che è «sintesi e adempimento della legge» (Rm 13,8-14). Contestualizzando le espressioni paoline nel quadro delle problematiche ecclesiali della Chiesa romana, Sacchi ci aiuta a entrare nel significato profondo che l’Apostolo attribuisce all’agápe, sia nella retrospettiva della concezione veterotestamentaria che nella novità dell’interpretazione teologica dell’Apostolo.

Il commento di Lucio Sembrano a Rm 14,1-15,13 presenta gli elementi essenziali che determinano l’ideale delle relazioni ecclesiali e la loro traduzione nella prassi cristiana, evidenziando i «rapporti tra credenti all’interno della comunità. In concreto si tratta della Chiesa di Roma, sulla cui situazione Paolo dispone di informazioni precise, ma le indicazioni che offre possono valere per qualunque Chiesa locale».

Il contributo che Francesco Mosetto ha intitolato «La liturgia dell’Apostolo» ripercorre i temi e le espressioni contenute nell’epilogo della lettera (Rm 15,13-33), in cui Paolo confida ai suoi lettori speranze, progetti e preoccupazioni per la sua missione. In modo particolare Mosetto ci fa riscoprire la «dimensione liturgica» dell’intera azione pastorale di Paolo, nella maturità del suo pensiero e della sua missione, come una preziosa «chiave di lettura» dell’intero epistolario paolino.

Nell’articolo conclusivo Giuseppe De Virgilio traccia alcune prospettive etiche emergenti dall’approfondi-mento della sezione parenetica della lettera, focalizzando le principali novità della visione morale di Paolo. La prassi cristiana è presentata come «gratitudine in atto», lotta spirituale, apertura alla speranza, offerta sacrificale di se stessi a Dio mediante l’esercizio dell’amore vicendevole, «il cui fondamento è costituito dall’evento cristologico della salvezza».

Nella consapevolezza della complessità del percorso svolto e della ricchezza che la «grande lettera di Paolo» ha offerto ai lettori, esprimo con cuore grato l’augurio che la passione per il vangelo e la forza spirituale della comunione fraterna, racchiusi in queste straordinarie pagine neotestamentarie, possano diventare vita nel nostro quotidiano.

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