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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario



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EDITORIALE
Luca Mazzinghi

«Quanto al vangelo, essi sono nemici a causa vostra;

quanto all’elezione, essi sono amati a causa dei padri,

perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili» (Rm 11,28-29).

Queste parole si trovano a conclusione della lunga riflessione che Paolo dedica a Israele in Rm 9-11 e hanno come soggetto proprio il popolo ebraico, al quale Paolo si vanta di appartenere. L’Apostolo legge la situazione con molto realismo: tra i credenti in Cristo e gli israeliti che in lui non hanno creduto c’è senza dubbio un rapporto negativo; ma si tratta di una situazione transitoria. A un livello più profondo, infatti, esiste una relazione di amore che non può essere cancellata, perché proviene da Dio stesso.

«Questi tre capitoli della lettera ai Romani costituiscono la riflessione più approfondita, in tutto il Nuovo Testamento, sulla situazione degli ebrei che non credono in Gesù. In essi Paolo esprime il suo pensiero nel modo più maturo» (Pontificia commissione biblica, Il popolo ebraico e le sue Scritture nella Bibbia cristiana, § 79).

Commentando il brano di Rm 9,1-5, F. Rossi De Gasperis ci ricorda il malessere della Chiesa nel parlare di ebrei e cristiani insieme. Allo stesso tempo ci invita ad abbandonare l’idea di un Paolo anti-giudaico che in realtà vede una grande continuità tra i due Testamenti e non concepisce affatto la Chiesa cristiana come una alternativa a Israele.

Il testo di Rm 9,6-29 (commentato da L. Sembrano) ci ricorda come la Scrittura sia la base fondamentale delle argomentazioni di Paolo; proprio la Scrittura, che in questo passo Paolo utilizza in abbondanza, come del resto in tutto il testo di Rm 9-11, attesta come Dio non sia infedele verso il suo popolo, anche quando Israele è caduto nell’infedeltà.

In Rm 9,30-10,21 il tono diviene decisamente polemico. L’articolo di M. Marcheselli ci mostra come Paolo insista sull’idea che la salvezza (la giustizia, nel linguaggio paolino) non può venire dalla legge mosaica, ma solo dalla fede in Cristo. Sta qui per Paolo la radice dell’indurimento di Israele.

Eppure Dio continua ad avere un progetto di salvezza su Israele, com’è chiaro nella sezione che segue – Rm 11,1-10 – commentata da L. Fanin: Dio non ha affatto rifiutato il suo popolo, e, in ogni caso, non lo ha rifiutato per sempre. In questo atteggiamento divino sta il «mistero» di Israele.

Il paragone dell’olivo buono e dell’olivastro contenuto in Rm 11,11-24 (testo presentato da S. Carbone) ci fa comprendere, alla luce di una rilettura attenta delle Scritture, la vittoria della misericordia di Dio e il suo progetto positivo anche nei confronti dell’Israele incredulo: «Allora tutto Israele sarà salvato» (Rm 11,26).

Così si chiude la riflessione paolina sul mistero del popolo ebraico e della sua non accoglienza del messaggio del vangelo; invece di parole di condanna, Paolo annuncia il disegno di salvezza che Dio ha disposto per il popolo dell’alleanza e ricorda ai cristiani provenienti dal paganesimo che essi non devono mai scordare di essere «olivastri» che per sua misericordia Dio ha innestato sull’olivo scelto da Dio, Israele (Rm 11,17-18).

Proseguono anche in questo numero le rubriche dedicate al modo in cui Paolo rilegge le Scritture (L. Mazzinghi), alle riletture della lettera ai Romani nella Riforma con il commento di K. Barth (A. Maffeis), alle schede per i gruppi di ascolto (G. Benzi) e per la catechesi biblica, qui dedicata alla tematica della «elezione» (A. Fontana).


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