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EDITORIALE
Guido Benzi

I capitoli 5-7 della lettera ai Romani (analizzati nei precedenti fascicoli di Parole di vita) ci hanno mostrato in modo chiaro attraverso quali «liberazioni» il cristiano vive la salvezza operata da Cristo Gesù: liberazione dal peccato, dalla morte, dalla carne e, infine, liberazione dalla legge. È proprio per questo motivo che il capitolo 8 (uno degli apici della lettera ai Romani, sia in senso letterario, sia in senso teologico) può incominciare con un’affermazione di entusiasmante vittoria: «Non c’è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù. Poiché la legge dello Spirito che dà vita in Cristo Gesù ti ha liberato dalla legge del peccato e della morte» (Rm 8,1-2).

Inizia qui il cammino di questo fascicolo: la legge «del peccato» è sostituita dalla legge «dello Spirito» che dà la vita. L’uso del termine «legge» per indicare entrambe le realtà può generare effettivamente qualche difficoltà, almeno se un lettore poco avveduto pensasse di trovarsi di fronte a due «codici», il primo, quello della legge mosaica, sostituito da un secondo, la legge dello Spirito, più perfetto e meno complicato, ma pur sempre di natura normativa. Ovviamente sarebbe questa una lettura fuorviante di san Paolo, pensare che lui indichi una specie di «sostituzione» tra due leggi quella antica e quella nuova promulgata dal Cristo, più «spirituale» e magari meno complicata (offrendo così anche una salvezza più a portata di mano!). Per non cadere in questa lettura sbagliata ci viene in aiuto lo stesso Paolo che ha affermato: «Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia» (Rm 6,14). Dunque «legge dello Spirito» e «grazia» indicano, con parole diverse, la medesima realtà operata dallo Spirito Santo.

L’Apostolo, che – come abbiamo visto – usa in altri passi della lettera ai Romani il termine «grazia» per indicare questo dinamismo, usa invece qui il termine «legge» perché si riferisce alla profezia di Geremia (31,33) ove Dio annuncia per bocca del profeta un’alleanza «nuova» operata da lui stesso. Il profeta Ezechiele, riprendendo questo oracolo di Geremia, sostituisce alla parola «legge» la parola «spirito»: «Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi» (Ez 36,26-27).

È proprio per opera dello Spirito, in virtù dell’opera redentrice di Cristo, che la giustizia della legge è compiuta nel cristiano (Rm 8,4). Questa straordinaria realtà, che designa l’identità profonda del cristiano come «figlio nello spirito», è affrontata dal presente fascicolo di Parole di vita. Dopo una riflessione sul rapporto dei vari gruppi che componevano la comunità cristiana di Roma con la legge ebraica (G. De Virgilio) una serie di articoli ci conduce a riflettere (seguendo, con un’accurata esegesi, le scansioni del capitolo 8 della lettera ai Romani) su alcune tematiche: il rapporto tra lo Spirito e i credenti (A. Pitta), dove si evidenzia anche in filigrana la dimensione esodale e pasquale della liberazione operata dallo Spirito; il «grido» Abbà che lo Spirito stesso compie nel cuore dei credenti (A. Marangon) e che ci riconduce fino al medesimo grido che troviamo in bocca a Gesù nel Getsemani; i «gemiti» che uniscono il creato, i credenti e lo Spirito (A. Gieniusz) che sono attesa di una speranza futura non offuscata dal presente permanere della sofferenza, quindi una riflessione sulla bellissima conclusione del capitolo in Rm 8,31-39 (C. Doglio). Un articolo di R. Penna opera, poi, una sintesi teologica del percorso fatto nei primi otto capitoli della lettera ai Romani.

Possiamo infine anche notare come le stesse rubriche attraverso l’esposizione dei contatti tra Paolo e Isaia (L. Mazzinghi), il commento di Karl Barth (A. Maffeis), la catechesi biblica sulla realtà dello Spirito (A. Fontana) e una riflessione sul rapporto tra Bibbia e celebrazione liturgica (M. Mani), completano il quadro di questo fascicolo così ricco e avvincente.

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