La Parola
1 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? 2 È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato? 3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 5 Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. 6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7 Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato. 8 Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10 Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. 11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
Il contesto
Questo brano comincia con un’obiezione: data la salvezza gratuita che ci ha acquistato Gesù dobbiamo persistere nel peccato perché abbondi la grazia? Si tratta con ogni probabilità di un’obiezione rivolta a Paolo dai suoi avversari (cf. Rm 3,8). Paolo risponde che nel battesimo siamo stati liberati dal peccato, ma per vivere una vita nuova.
Il contenuto
La risposta di Paolo a questa obiezione è un deciso non sia mai! Il motivo è questo: siamo morti al peccato. Questa affermazione è comprensibile solo nella fede. Noi in quanto morti al peccato non possiamo più vivere in esso e quindi rimanere in esso.
L’esistenza del cristiano non si svolge più sotto il regime del peccato e della morte, ma sotto la signoria del Risorto. Essere battezzati in Cristo Gesù significa diventare proprietà di lui. Nel battesimo siamo morti e sepolti con Cristo perché possiamo condurre una vita nuova in modo retto e conforme alla risurrezione di lui.
La nostra risurrezione dai morti è intesa da Paolo nella frase affinché noi camminassimo in una vita nuova. Questa novità di vita è prodotta dal battesimo e fondata nella risurrezione di Gesù Cristo. Attraverso il battesimo questa dimensione della nuova vita è diventata il nostro spazio vitale in cui ci dobbiamo muovere e nel quale dobbiamo attuare la nostra nuova possibilità vitale.
Noi dobbiamo camminare in modo conforme a questa possibilità che si è dischiusa a noi con la risurrezione di Gesù Cristo: dobbiamo testimoniarla nella nostra esistenza. Con questo imperativo, la domanda se dobbiamo rimanere nel peccato riceve una nuova risposta. No, non dobbiamo rimanere nel peccato perché nel battesimo siamo morti al peccato.
Il battesimo esige da noi un’esistenza nuova. Il nostro uomo vecchio (v. 6) non è una parte di noi, ma siamo noi prima del battesimo in quanto creature terrestri, viste alla luce dell’uomo nuovo. Questo uomo vecchio è stato crocifisso con Cristo. Il nostro essere crocifissi con Cristo nel battesimo ha come scopo e conseguenza, in primo luogo, la soppressione del corpo del peccato e, in secondo luogo, la fine della nostra soggezione al dominio del peccato.
Il corpo del peccato è il corpo sottomesso alla potenza del peccato, è la persona in balìa della morte perché in balìa di se stesso. Il cristiano è diventato una creatura nuova e quindi deve avere un comportamento nuovo. Il «corpo del peccato» è stato distrutto dal battesimo e quindi il battezzato è sottratto alla necessità di peccare.
Non è più schiavo del peccato; con la grazia di Dio può anche non peccare. Ora egli è soggetto a un’altra potenza alla quale può e deve dare tutto se stesso, ossia a Cristo.
Conclusione
Come Cristo vive per Dio, così i battezzati devono vivere per Dio. I cristiani, non solo possono, ma devono vivere per Dio e non per se stessi. Quello che eravamo prima del battesimo, cioè soggetti alla potenza del peccato e della morte, è finito. Quel che saremo, ossia viventi con Cristo, è cominciato.
Rimanere nel peccato sarebbe contro la nostra realtà di battezzati, contro il nostro nuovo modo di essere: sarebbe una assurdità. La potenza del peccato e la morte che l’accompagna hanno perduto il loro dominio e non devono ripigliarlo.
Per la riflessione e il confronto
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Ogni giorno siamo colpiti dalla presenza del male e della cattiveria, proviamo a citare alcuni esempi di presenza del bene tra di noi.
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Come poter vivere lontani dal peccato? La preghiera assidua ci può aiutare? La carità verso i fratelli? La confessione?
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Che cosa significa per me «camminare in una vita nuova»? Ho mai fatto questa esperienza in qualche momento della mia vita? Posso raccontarla agli altri?
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L’esperienza del peccato – e, ancor peggio, della vita vissuta nel peccato – è in netto contrasto con la fede in Gesù Cristo. San Domenico Savio, diceva: «Meglio morire che peccare». Che ne penso?
Per approfondire
Dal Catechismo degli adulti, La verità vi farà liberi, pp. 338-343.