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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario



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EDITORIALE
Donatella Scaiola

Spesso si dice che l’Antico Testamento è difficile, lontano dalla nostra mentalità moderna, per molti aspetti quasi inattuale. Si ventila tra le righe l’ipotesi che esso potrebbe di conseguenza essere, almeno in parte, «eliminato» o «purgato». Alcune pagine avrebbero un contenuto solo storico, sarebbero datate, e quindi è giusto non utilizzarle nella catechesi o ascoltarle nella liturgia. Si ripete anche che invece il Nuovo Testamento è più semplice, più comprensibile, meno complicato.

Si tratta indubbiamente di luoghi comuni, che manifestano un certo disagio, sicuramente sincero e reale, ma lo fanno in modo ingenuo e un po’ semplificato.

I lettori assidui di Parole di vita si saranno infatti accorti che la lettera ai Romani, alla quale è dedicata l’annata, non è affatto semplice. Al contrario, è uno scritto che richiede molto impegno e pazienza da parte del lettore, che si trova confrontato con una teologia complessa, nonché con un linguaggio insieme tecnico e spesso involuto. Spesso Paolo cita l’Antico Testamento, supponendo che il suo lettore comprenda i riferimenti che egli fa, senza peraltro spiegarli. L’Apostolo, inoltre, utilizza la retorica greca, che noi non conosciamo più molto bene.

La tentazione, da superare, è quella di attribuire la responsabilità di tale complessità agli esegeti, che non sarebbero in grado di spiegare con parole semplici il pensiero dell’Apostolo, e forse questo in parte è vero. Tuttavia, bisogna forse affrontare la sfida che la fede adulta pone, di confrontarsi con testi difficili, che solo fino a un certo punto si possono semplificare, senza incorrere però nel rischio di offrire un messaggio «annacquato».

Il presente fascicolo è dedicato ai capitoli 6 e 7 della lettera ai Romani, che affrontano tematiche impegnative, ma fondamentali. I vari articoli commentano il testo, spiegano il significato articolato che il tema della legge assume nello scritto paolino, spesso rimandando all’Antico Testamento per «chiarire» – anche se ci può apparire paradossale alla luce delle obiezioni precedentemente espresse – i termini utilizzati da Paolo e il senso che egli vi attribuisce.

Il lettore può decidere di chiudere la rivista, intimidito da alcuni passaggi un po’ complessi, o può invece raccogliere la sfida e dedicare tempo alla lettura di queste pagine. Sicuramente ne trarrà giovamento, se non altro perché, almeno una volta nella vita, si sarà confrontato con un testo così denso e complesso, ma sicuramente arricchente.

Forse gli parrà che da questa lettura non potrà immediatamente ricavare un frutto pratico, ad esempio, una utilizzazione pastorale, catechistica, ma si renderà anche conto della complessità del pensiero neotestamentario, radice della nostra fede.

Il credente adulto nella fede sa che non si deve leggere la Scrittura scegliendo fior da fiore, cercando quelle pagine che corrispondono alla nostra sensibilità attuale; sa pure che l’atteggiamento corretto è quello di mettersi in ascolto di tutta la Parola, dando credito a Dio che in essa si comunica.

Da questa fiducia fondamentale sicuramente nascerà un frutto buono!

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