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ELiber: E-book Religiosi e Testi Sacri
Evangeliario



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EDITORIALE
Donatella Scaiola

Gli ultimi due numeri dell’anno sono dedicati al quinto libro dei Salmi (Sal 107-150). Si tratta dell’ultimo libro, è molto lungo, ha una sua fisionomia particolare che lo differenzia dai precedenti e contiene numerosi salmi particolarmente significativi dal punto di vista teologico. Di qui la scelta fatta di dividere in due parti questo libro, considerando anche che esso, come molti autori sostengono, probabilmente terminava un tempo con il Sal 119, il grande salmo che celebra la legge. Dopo queste premesse è facile comprendere l’organizzazione del numero.

La logica sottesa in questa porzione di testo viene innanzitutto evidenziata da Tiziano Lorenzin, il quale delinea l’itinerario che si snoda all’interno di queste preghiere, le quali appaiono, a prima vista almeno, piuttosto eterogenee. Gli articoli che seguono commentano alcuni salmi particolari, scelti per motivi diversi. Tale scelta non è sempre stata facile, ed è stata spesso dettata da ragioni di spazio, dato l’indubbio interesse che anche altri salmi mostravano.

Patrizio Rota Scalabrini presenta il Sal 110, uno tra i testi più citati dal Nuovo Testamento. Si tratta inoltre di un salmo molto studiato anche perché presenta diverse difficoltà testuali. Forse il lettore di Parole di vita potrebbe pensare che le questioni testuali e i problemi di traduzione non rientrano nei suoi interessi pastorali. Ma l’articolo ha il merito di mostrare che, se si adotta una o l’altra traduzione, il senso del salmo cambia in maniera abbastanza radicale. È doveroso allora, anche quando ci si occupa di catechesi e di pastorale, essere consapevoli di quale testo leggiamo.

Si passa poi alla coppia dei Sal 111-112, i quali sono così simili tra loro da poter essere definiti addirittura salmi gemelli. Lo studio di questa coppia ci permette di avvicinare un fenomeno finora non ancora incontrato, quello dei salmi alfabetici, o acrostici, che seguono fedelmente la successione delle lettere all’interno dell’alfabeto ebraico. Donatella Scaiola analizza questi testi, cercando di evidenziare, al di là della forma esteriore, l’interesse teologico che essi presentano.

Si prosegue con un altro gruppo di salmi, ancora più ampio, i Sal 113-118, comunemente chiamato l’Hallel egiziano. Rita Torti Mazzi commenta questi testi ponendo l’accento anche sull’uso liturgico che di queste preghiere viene fatto nel mondo ebraico. Si tratta di una dimensione importante per il Salterio, che finora non era stata ancora oggetto di una considerazione specifica, per cui riteniamo importante aprire come una finestra su questo mondo che conosciamo così poco, benché sia molto affascinante.

Germana Strola concentra invece la sua attenzione sul Sal 118, un testo significativo anche per la rilettura messianica che il Nuovo Testamento ne propone. È un salmo lungo, abbastanza complesso, che viene commentato in modo suggestivo, facendo riferimento anche alla funzione liturgica che esso ha nel mondo ebraico e in quello cristiano.

Infine, Luca Mazzinghi si assume l’onere di introdurre l’ultimo grande salmo di questa prima parte del quinto libro, il Sal 119, che, per la sua lunghezza (176 versetti), per il tema (l’amore per la legge) e per il modo di svilupparlo (il vocabolario utilizzato è molto ripetitivo), appare spesso, ma a torto, ostico, e lontano dall’esperienza spirituale cristiana. Queste obiezioni sono prese in considerazione, ma vengono anche superate, mostrando, attraverso l’analisi di una parte di questo salmo, che esso è valido anche per noi cristiani e che merita di essere riscoperto.

                                                                                         Donatella Scaiola

 


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