Con il quinto fascicolo della rivista, intitolato con le ultime parole di Gesù in croce, il lettore viene introdotto all’intero racconto della passione secondo Giovanni che abbraccia i capitoli 18-19 del Vangelo. L’«Ora» tanto attesa della glorificazione del Figlio, l’ora in cui si rivela il suo amore libero e obbediente che giunge sino alla fine, viene a compiersi. Il racconto della passione, vertice di tutto il Vangelo, avvincente sia per la sua densità teologica che per la sua arte narrativa, non vuole tanto o solo porre l’attenzione sulla sofferenza fisica, sulle umiliazioni e sulla morte di Gesù, ma su un altro aspetto che si impone maggiormente. Gesù, il Verbo fatto carne, non è una vittima a cui si strappa con violenza la vita, ma uno che la consegna liberamente come un atto d’amore per il mondo.
Il lettore non dovrà sorprendersi se prima in entrare nel vivo del racconto della passione, viene invitato a volgere un rapido sguardo indietro ai capitoli 11-12. È importante rendersi conto degli ultimi eventi che hanno posto ormai le premesse per l’imminente dramma che coinvolgerà Gesù. In queste scene giovannee domina ora il linguaggio della tenerezza e dell’affetto ora il linguaggio dell’odio e della violenza; i personaggi individuali o collettivi che compaiono in questi capitoli si dividono di fronte a Gesù.
Nell’episodio dell’arresto nel «giardino» (18,1-11) Gesù viene presentato come colui che, avendo conoscenza divina degli eventi e dominandoli, si confronta con il potere delle tenebre, costringendolo ad arretrare. Il processo giudaico che segue con l’interrogatorio da parte di Anna che era stato sommo sacerdote, è inquadrato dall’interrogatorio di Pietro (18,12-27): Gesù che è legato, risponde alle domande del sommo sacerdote con franchezza e libertà; il discepolo che è sciolto, interrogato dai servi, è invece bloccato dalla paura e rinnega il maestro. Il processo romano davanti a Pilato (18,28-19,16) si distingue per l’ampiezza e per la sua alta drammaticità: Gesù viene accusato come un malfattore, flagellato, deriso, condannato alla morte di crocifissione. Il racconto carico di tensione, si svolge in sette micro-scene in cui si alternano i dialoghi tra Pilato e i giudei e tra Pilato e Gesù. Il narratore mostra attraverso un’abile inversione di ruoli che chi apparentemente giudica viene giudicato; chi sembra sconfitto, in realtà viene esaltato. La scena si sposta infine dal pretorio al Golgota (19,17-37) dove Gesù viene crocifisso. È l’ora della croce! Occorre fermarsi a leggere in profondità quel che l’evangelista vuole dire perché ogni sua frase, ogni sua parola esprime la visione teologica dell’avvenimento: l’iscrizione sulla croce, la veste, la madre, sono tre segni di compimento. L’evangelista indirizza poi lo sguardo del lettore verso la contemplazione del crocifisso(19,28-37). «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto» (19,37): per essere attirati è necessario saper vedere ciò che veramente si è compiuto sulla croce. L’evangelista contempla la gloria di Dio che si manifesta perché lo Spirito invade l’umanità attraverso la morte del Signore. In questo amore che si dona totalmente e sa passare dentro il dolore del mondo, tutto è compiuto!
In apertura del numero un articolo introduttivo continua a presentare le chiavi di lettura del quarto Vangelo, concentrando l’interesse sulla storia di composizione del testo e sulla sua lettura sincronica. In chiusura, un articolo di carattere teologico sviluppa e chiarisce il grande tema giovanneo del «processo».
Le rubriche, infine, hanno la funzione di arricchire la conoscenza del lettore. A una bibliografia ragionata sui principali commenti patristici a Giovanni, segue la meditazione di un monaco sull’unzione di Betania; mentre l’intervento di catechesi biblica propone un’interessante riflessione sul sacramento della penitenza a partire dallo stesso testo di Giovanni.
Rita Pellegrini