L’ultimo dei libri sapienziali presenti nel canone cristiano delle Scritture è intitolato proprio Sapienza: ad esso dedichiamo gli articoli di questo fascicolo. L’introduzione, anzitutto, presenta il libro nelle sue caratteristiche essenziali: struttura e genere letterario, autore e destinatari, epoca e ambiente di composizione, sintesi del messaggio teologico con gli apporti specifici di quest’opera.
Ci soffermiamo, quindi, a considerare in modo più approfondito i destinatari di Sapienza, dal momento che l’autore scrive non solo per confermare i giudei insidiati da pericoli esterni e per riavvicinare quanti si erano allontanati dalla fede dei padri, ma soprattutto per raggiungere anche gli ambienti culturali ellenistici più aperti e tolleranti. L’analisi storico-antropologica, rivelando concrete situazioni di vita, ci permette di riconoscere nell’intento dell’autore, oltre all’incoraggiamento, anche la condanna di due diversi soggetti: i giudei rinnegati e gli inospitali egiziani.
Il libro della Sapienza ha un interesse notevole per il tema della parola: a noi interessano soprattutto quei passi in cui il termine lógos compare al singolare e designa la parola di Dio, che è creatrice, capace di guarire e punire. È la Parola, infatti, che ha sterminato gli egiziani e continua a salvare Israele attraverso il memoriale liturgico. È evidente che l’autore propone alla comunità destinataria l’accoglienza della parola di Dio, operante nella storia e presente nella liturgia sinagogale.
Ma il cuore dell’opera è costituito dalla personificazione della Sapienza, che è servita come valida mediazione culturale. Essa, infatti, si rivela capace di fare da ponte tra l’esclusivismo della tradizione d’Israele e l’universalismo della filosofia di Alessandria: grazie alla sua immanenza nell’universo, Sophia possiede le scienze naturali, le arti, la retorica e la filosofia, reca consiglio e conforto, ricchezza e gloria ai suoi. Non è più inaccessibile: si può ottenere con la preghiera. Non è più una legge esterna: è presenza divina interiore. Non è una semplice icona dell’ordine cosmico: è la presenza stessa di Dio nel mondo; e il suo dono più grande è l’immortalità.
Due importanti digressioni sono ben integrate nel contesto generale che rilegge le vicende dell’esodo. La prima riflessione ha come contenuto la moderazione divina, mentre la seconda permette all’autore di condurre un profondo e ironico ragionamento sull’idolatria in genere e in particolare sul culto degli animali, giudicata come la peggiore aberrazione di cui gli egiziani appunto sono colpevoli.
La terza e ultima parte del libro offre una mirabile rilettura del passato di Israele, fatta alla luce del presente della comunità per la quale il libro è stato scritto: l’azione di Dio nel passato, infatti, fonda la speranza nel futuro, poiché la sua opera di salvezza continua nel presente. E il cosmo non è una realtà negativa, da combattere o da fuggire, giacché la creazione è il primo atto della storia della salvezza e non c’è salvezza se non attraverso la creazione. Così il ricordo dell’esodo diviene celebrazione e lode del Dio che crea e salva e non cessa di assistere il suo popolo.
Le rubriche, infine, offrono validi contributi che permettono al lettore di allargare l’orizzonte della ricerca e continuare lo studio; in particolare la catechesi biblica propone alcuni interessanti itinerari, come approfondimento e attualizzazione, per leggere il libro della Sapienza da cristiani inseriti nella situazione odierna.
Claudio Doglio