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IL LIBRO DEL SIRACIDE
Claudio Doglio

L’opera di Gesù figlio di Sira, scriba e maestro di sapienza a Gerusalemme nel II secolo a.C., è l’oggetto di questo terzo fascicolo: passando in rassegna il libro del Siracide, detto in latino «Ecclesiastico», cerchiamo di chiarire i temi principali che questo antico sapiente giudaico propone al moderno lettore cristiano.
Anzitutto, l’introduzione inquadra l’opera nel suo complesso e la presenta come un libro «alla frontiera del canone», risultato della riflessione di uno scriba intento ad attualizzare la tradizione giudaica della Torah per poterla trasmettere ai posteri in un periodo di imperante ellenismo. Il suo ideale non consiste nell’essere «saggio per sé», ma «per il popolo»: membro del governo o consigliere dei principi-capi della sua città, stimatore dei viaggi e viaggiatore, Ben Sira vuole far sintesi tra fede e ragione, tra teologia e cultura. L’intento educativo che si propone mira così a far riconoscere un ordine nascosto nel mondo, per insegnare a dominare il contingente, spesso ambiguo e sfuggente.
Il primo capitolo del libro merita una speciale attenzione, perché costituisce quasi il portale d’ingresso di tutta l’opera: tale poema iniziale, infatti, è una bellissima composizione innica per guidare il lettore a prendere coscienza della propria condizione di creatura di fronte all’infinita grandezza di Dio. Per questo il timore del Signore è considerato l’elemento principale, essenziale e più importante della sapienza: non c’è sapienza senza timore del Signore. La stessa tematica è ripresa con intento attualizzante nell’articolo di catechesi biblica.
Altro capitolo molto importante è il 24, che si trova proprio al centro del libro: esso contiene un autoelogio della stessa Sapienza, ispirato a quello di Pr 8. In questo caso, però, si tratta piuttosto di una specie di omelia fatta nel tempio durante un’assemblea liturgica per descrivere poeticamente tutta la sua storia: uscita da Dio, come la sua Parola, essa ha regnato sull’universo intero ma poi si è stabilita sul monte del tempio in Sion. Di fronte all’attrazione che la cultura greca ellenistica esercitava soprattutto sui giovani giudei, Ben Sira, partendo dalla propria esperienza e dallo studio assiduo della Scrittura, esorta i giovani studenti a non vergognarsi della Torah, ma a riconoscere in essa la vera sorgente di vita.
Uno sguardo panoramico all’insegnamento etico del Siracide lo rivela caratterizzato da equilibrio e serenità, basato sull’armonia tra fede e ragione, poiché quanto viene prescritto dalla prima trova una convalida nella seconda.
Maestro nella riflessione ed esempio di maestria nello scrivere, Ben Sira presenta nel finale della sua opera un grande dittico, poetico e mistico, per invitare il lettore a contemplare l’impenetrabile azione creatrice di Dio e ammirare il suo provvidenziale intervento nella storia di Israele: l’inno al Creatore e l’elogio degli antenati costituiscono così il vertice dell’opera, ricordandoci che la lode è l’autentico atteggiamento sapienziale.
Le consuete rubriche, infine, permettono al lettore di allargare l’orizzonte della ricerca e di continuare lo studio, come approfondimento e attualizzazione.

Claudio Doglio


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