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IL LIBRO DI QOHELET
Claudio Doglio

Insieme a Giobbe il libro di Qohelet è, fra i sapienziali biblici, il più moderno e interessante: a questo «groviglio di contraddizioni» dedichiamo il terzo fascicolo della rivista, con l’intento di presentare il libro e di chiarire alcune importanti problematiche che esso suscita nel moderno lettore.
Anzitutto un’introduzione storica e letteraria delinea le principali coordinate sull’enigmatico autore, sul suo ambiente culturale e sull’articolazione del libro che ha preso il nome da lui. Quindi vengono messi a fuoco alcuni problemi di interpretazione, che il testo provoca per la sua ambiguità: l’autore, infatti, passa facilmente da un radicale pessimismo al più benevolo e sorridente ottimismo, dopo aver negato i valori tradizionali passa alla loro riaffermazione.
Il metodo seguito dal Qohelet sembra chiaro: basandosi sull’osservazione della realtà, egli verifica la tradizione dei padri. Il risultato dell’indagine è però negativo: l’autore, infatti, si dice convinto che ogni uomo debba compiere la propria ricerca, senza pretendere di ottenere una conoscenza assoluta e senza poter attingere alle conoscenze e alle esperienze di altri uomini. Sullo sfondo del problema resta Dio: egli preclude all’uomo una conoscenza totale del creato, tuttavia gli affida il compito, talvolta pesante, di cercare la sapienza, in un continuo interrogarsi sul senso.
Qohelet parla sicuramente agli uomini del suo tempo ossessionati dall’efficienza e dall’ansia del guadagno: la sua polemica sembra diretta contro quelle correnti del giudaismo palestinese che consideravano la legge come strumento di salvezza e contro le teorie apocalittiche, che cercavano di risolvere in una prospettiva ultraterrena il problema del male e della morte. Questo saggio, invece, rifugge ugualmente dall’orgoglio dell’uomo tecnico che si crede padrone del mondo e dalle speculazioni religiose che pretendono di spiegare facilmente il senso del tutto: egli constata che ogni cosa è guidata da Dio, ma secondo una logica che sfugge alla comprensione dell’uomo.
Dopo aver demolito alle fondamenta i capisaldi della sapienza tradizionale, Qohelet lascia inalterati alcuni valori che ritiene indiscutibili: la gioia di vivere e il timore di Dio. Infatti, nonostante la fatica della ricerca continua, Qohelet insegna che la gioia resta una possibilità reale che Dio offre all’uomo: le gioie della vita, infatti, sono dono di Dio e invito a goderne. Inoltre, l’uomo capisce che la misteriosa azione divina suscita in lui proprio quel «timore», che gli permette di autocomprendersi come creatura e di accogliere con semplicità, come doni di Dio, appunto, le semplici gioie della vita.
Ci vuole molto coraggio a combattere con Dio, come ha fatto Giobbe, ma ci vuole ancora più coraggio a tacere di fronte a un Dio di cui non si comprende l’agire, come fa il Qohelet, e a continuare a credere in lui. Egli non intende contestare l’agire divino né mettere in discussione la sua presenza nel mondo: si pone piuttosto in una situazione di fiducia e di attesa.
Le consuete rubriche, infine, permettono al lettore di allargare l’orizzonte della ricerca e di continuare lo studio, come approfondimento e attualizzazione.

Claudio Doglio


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